Fino a pochi anni fa nessuno aveva mai sentito nominare la celiachia, poi poco a poco, all’inizio quasi in sordina, questa alienante patologia ha iniziato a far parlare di se ed oggi colpisce - solo in Italia - oltre 90 mila persone. Ma il fenomeno è sottostimato: probabilmente esistono circa 500 mila italiani che non sanno di esserne affetti.
Ma in cosa consiste la celachia?
Si tratta di una intolleranza permanente al glutine, sostanza proteica che, immessa nell’organismo viene combattuta dal sistema immunitario come un invasore. Ogni volta che una quantità, anche piccola, di tale sostanza viene ingerita gli anticorpi partono all’attacco, causando problemi che possono divenire anche estremamente gravi.
L’intolleranza causa seri danni all’intestino, rovinandone le pareti: come conseguenza il paziente non riesce più ad assimilare le vitamine, i minerali e gli altri nutrienti che normalmente vengono assorbiti dagli alimenti. Questo conduce ad una carenza che estende il disagio agli altri organi; è come se il corpo fosse malnutrito.
Ma basta non assumere glutine! Potrebbero affermare i soliti semplicisti. Ahimè, più facile a dirsi che a farsi.
Il glutine, contenuto in numerosi cereali – grano, orzo, segale, avena - è presente in alimenti quali pane, pasta, biscotti, pizza … Viene inoltre usato nella conservazione di svariati prodotti e, non ultimo, è contenuto anche nella birra!!!
Purtroppo, l’unico rimedio per chi soffre di questa patologia è una dieta ferrea, in quanto anche l’assunzione di piccolissime quantità di glutine scatena la reazione. Per cercare di immaginare i disagi che ciò comporta provate a pensare a quantevolte per passare la serata in allegria basta avere: qualche amico, una pizza e una birra.
Da qualche anno sono in corso svariate ricerche volte alla scoperta di un rimedio che possa permettere ai celiaci di mangiare alimenti contenenti glutine. Nell’autunno del 2009 una equipe di scienziati Australiani, dell’ospedale PrincessAlexandra di Brisbane, ha sperimentato una terapia piuttosto bizzarra; una terapia che certamente incontrerà più di qualche riluttanza da parte dei pazienti.
La sperimentazione si è svolta contagiando venti volontari sofferenti di celiachia con un parassita intestinale detto anchilostoma, le cui larve, penetrando nell’organismo per via orale o cutanea, si attaccano alla parete intestinale.
Il parassita è ormai quasi estinto nelle società occidentali, debellato per merito delle pratiche igieniche. Tuttavia i ricercatori ritengono possa essere utile non trascurarlo in quanto ha dimostrato di poter produrre una maggiore tolleranza a cibi come pane e pasta. I pazienti che hanno ospitato il parassita hanno tollerato meglio il glutine rispetto ai soggetti di un gruppo di controllo.
“L’uomo si è evoluto insieme con essi, eppure abbiamo sterilizzato il nostro mondo così bene che non abbiamo più vermi nel nostro intestino” ha dichiarato il Prof. Daveson, ricercatore a capo dell’equipe.
Dopo la sperimentazione, durata ventuno giorni, ai volontari è stato offerto un trattamento per liberarsi dai parassiti. Tutti hanno scelto di continuare ad ospitarli.
Non è però credibile cha la terapia possa esaurire il problema. Sicuramente il rimedio risulterebbe per la maggior parte delle persone peggiore del male!
A tutt’oggi ai celiaci per vivere in salute non resta che attenersi rigidamente alla scarna lista degli alimenti consentiti.
Nel corso degli ultimi 20 anni l’industria alimentare ha introdotto più di 13.000 prodotti che hanno reso, tra le pareti domestiche, abbastanza facile seguire in modo rigoroso una dieta che escluda il glutine. Le difficoltà si incontrano nello svolgimento della vita sociale fuori della propria abitazione. Attualmente sono circa 2000 i ristoranti per celiaci nel nostro paese, ma ancora insufficienti, soprattutto per la loro distribuzione geografica non uniforme.
Però di recente una nuova speranza si è affacciata alla ribalta: sono state scoperte le tre molecole tossiche responsabili della malattia, un passo avanti immenso verso la creazione di un vaccino.
La scoperta è stata annunciata dalla rivista “Science Translational Medicine - la sperimentazione è condotta ancora una volta in Australia - dall’equipe di Bob Anderson e Jason Tye-Din del Walter and Eliza Institute of Medical Research di Parkville.
E’ stato avviato un primo test sui pazienti, con una cura messa a punto sulla base dei tre peptidi colpevoli; consiste in un vaccino che tramite la desensibilizzazione al glutine può bloccare la malattia prima che provochi danni gravi all’intestino.
Sono stati reclutati duecento pazienti, ai quali sono stati dati da mangiare dei cereali. Dopo sei giorni, effettuando un prelievo di sangue, gli scienziati hanno isolato le cellule immunitarie colpevoli della reazione al glutine ingerito. Le cellule isolate sono poi state messe in contato con duemilasettecento peptidi sospetti, per selezionare i tre che si accoppiavano più saldamente alle cellule: quelli che più di tutti scatenano la reazione immunitaria.
Nei prossimi mesi verrà eseguito un test per studiare se ci sia la possibilità di desensibilizzare pian piano i pazienti al glutine somministrando loro piccolissime quantità dei tre peptidi. Se i risultati dovessero risultare positivi si potrebbe tenere sotto controllo la malattia senza dover rinunciare ai cerali nella dieta.
L’eccezionale scoperta permette di dimezzare i tempi previsti per la commercializzazione del vaccino, prima stimati in quindici o venti anni ed ora in cinque o dieci.












