Per secoli l’
umanità era vissuta nella quasi totale immobilità. Mentre le stagioni si tramutavano in anni uomini e donne ripetevano instancabilmente i medesimi gesti, gesti tramandati di generazione in generazione: ciascuno praticamente identico al precedente. Ogni arte e mestiere aveva le sue regole, stabilite nella “notte dei tempi”, le innovazioni erano rare e di solito di piccola entità. La tecnologia progrediva molto lentamente. Poi, in circa duecento anni, il mondo ha assistito alla rivoluzione industriale ed a tutte le scoperte tecnologiche, che hanno iniziato a susseguirsi a ritmi sempre più serrati.
Dai primi anni del ‘900 gli abitanti del pianeta hanno acquisito l’abitudine di viaggiare su automobili sempre più veloci, di abitare in dimore calde in inverno e fresche in estate, di affidare antiche fatiche ad elettrodomestici sempre più efficienti… Tutto questo usando grandissimi quantitativi di energia ricavati da un combustibile fossile chiamato petrolio. Una sostanza oleosa, nera e maleodorante che è divenuta simbolo di ricchezza e benessere.
Sembrava quasi di essere approdati nel “Paese della cuccagna”. Nessuno voleva dare ascolto alle timide e sporadiche voci che avvertivano degli enormi danni che “L’oro nero” stava arrecando al nostro pianeta. In seguito le voci sono divenute molte, e poi moltissime: alla fine nessuno ha più potuto ignorarle.
Allora i “grandi della Terra” si sono trovati costretti ad escogitare un metodo di produrre in modo alternativo l’energia che fa girare il mondo. Sono state vagliate numerose possibilità: il vento, il sole, il nucleare …
Qualcuno di recente ha ipotizzato lo sfruttamento dell’energia del mare. L’Europa è all’avanguardia, con alcuni progetti pilota che tentano d sfruttare la forza delle correnti oceaniche, delle maree e delle onde. L’Associazione Europea dell’Energia ha pubblicato la “Road Map dell’energia oceanica” e - tramite alcune proiezioni - è stato stimato che con istallazioni lungo le coste dell’Oceano Atlantico, del Mare del Nord e del Mediterraneo si potrebbe sviluppare una potenza di 3,6 GW nel 2020 e 188 GW nel 2050. Sarebbe come dire: “soddisfiamo il 15% del fabbisogno energetico europeo, qualcosa come 15 miliardi l’anno!”
I paesi più lungimiranti hanno già scommesso sull’energia del mare, così la Gran Bretagna, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna. E l’Italia?
Il nostro stivale, completamento circondato dal mare, non prevede alcuna produzione di energia marina. Eppure lo scorso maggio gli studenti dell’istituto Nautico di Brindisi avevano presentato al “Festival dell’Energia di Lecce” un progetto che sfruttando le onde marine di piccola taglia - tipiche del Mediterraneo - poteva produrre potenze elevate, con l’utilizzo di insediamenti relativamente piccoli, a costi modesti e senza danni ambientali e paesaggistici.
Ora l’Italia, arrivando con un ritardo pluridecennale, sembra orientata sul nucleare per far fronte alla richiesta energetica in costante espansione.
E per quanto riguarda il combustibile per le auto? Il caro, vecchio petrolio è sempre più scarso, più difficilmente estraibile e, non ultimo, sempre più caro. Se scartiamo l’idea di tornare alle carrozze trainate da cavalli dobbiamo assolutamente vincere la sfida di un propellente alternativo.
L’industria ha raccolto questa sfida, da numerosi anni sperimenta prototipi di veicoli “ecologici” sempre più efficienti. In questo caso anche tra gli imprenditori italiani vantiamo delle eccellenze, e non solo a Torino!
A Padova esiste una ditta dal nome emblematico: “Oxigen”. Produce scooter elettrici ad emissione zero. “Riscuote successo?”, vi domanderete.
Non so nulla del suo fatturato, quello che so è che di recente ha venduto alla Swiss Post un migliaio di veicoli, che andranno a far parte della più grande ecoflotta al mondo di proprietà di un’azienda pubblica.
Sono “Cargo Scooter elettrici” è saranno usati per servire circa sette milioni di abitanti. Dispongono di un’alimentazione a batterie ai lito-ioni, appositamente pensate per usi professionali ed in grado di fare molti stop-and-go; in qualsiasi condizione.
Così, mentre il “giardino d’Europa” continua ad essere ammorbato dai pestilenziali scarichi dei motorini a miscela - usati in continuazione per recapitare corrispondenza - la vicina Svizzera rende sempre più salubre l’aria che respirano i suoi cittadini.












