L'Italia si avvia inesorabilmente a divenire una civiltà multietnica. E' appena iniziato il "Ramadan", con ampio risalto sulla cronoca nazionale, a più riprese si discute sull'opportunità di eliminare i crocifissi da luoghi pubblici... Anche passeggiando per le strade della mia piccola città di provincia intercetto conversazioni in varie lingue.
E i cinesi? Sono presenti in ogni luogo, ed invadono il mercato con i loro prodotti a prezzi stralciati creando non poche difficoltà al "made in Italy". Ma questa è storia vecchia.
Ricordo una vacanza di qualche anno fa. Per raggiungere la meta - in Val d'Aosta - mio figlio, mio marito ed io, decidemmo di fare delle tappe lungo il percorso, per non stancarci troppo e scoprire qualche angolo del nostro Paese. Un pomeriggio, essendo in Toscana, pensammo di cercare una città "Non d'arte" e ci fermammo a Prato. Volendo visitare il centro storico ci avviammo per le strade deserte, era il 15 agosto.
Dopo pochi minuti incrociammo un ciclista, sembrava cinese, qualche altro passo e ne vedemmo altri due, anche loro sembravano cinesi.
Non ci ponemmo troppi problemi, la città è nota per le sue industrie tessili, molte gestite da cinesi.
Alla fine arrivammo alla piazza centrale, da lontano vedevamo una marea di gente. "Ci sarà qualche festa" ci dicemmo.
Quando fummo abbastanza vicini ci accorgemmo che tutta quell'umanità non ci assomigliava per nulla, era cinese!
Ci guardammo disperatamente intorno nel tentativo di trovare qualcuno "simile a noi"; nesun risultato.
"Dove siamo finiti?" Chiesi a mio marito.
Vagando tra la folla ad un tratto vedemmo una coppia di "Italiani", con un bimbo all'incirca dell'età del nostro. Il bimbo ci guardò un istante e, strattonando la giacca del padre, urlò: "Mamma, papà, guardate. Quelli sono come noi". "Quelli" eravamio mio figlio, mio marito ed io.
Alla fine riuscimmo a scoprire il motivo dell'assoluta mancanza dei cittadini pratesi: il 15 agosto si festeggia la festa del cocomero, e tutti i cinesi, per l'occasione, si riuniscono a Prato per festeggiare.
In quel momento capii il disappunto dei nostri imprenditori tessili, costretti a combattere contro una concorrenza sleale, composta da gente estranea ma residente a casa nostra.
E' passato molto tempo da quella vacanza. Nessuno dei problemi che attanagliano i nostri imprenditori è stato risolto, anzi. I prodotti a basso costo - e di dubbia qualità - immessi sul mercato dai cinesi sono aumentati a dismisura fino a decretare la chiusura di molte piccole industrie nel nostro Paese.
Ieri l'ultima novità: l'università cinese avrà una sede a Prato.
La provincia di Prato nel dare l'annuncio ha dichiarato che sarà "un ponte per la ricerca e la collaborazione economica tra Italia e Cina".
Ma come ne usciranno i nostri piccoli imprenditori?, Quei pochi che ancora sopravvivono? Come potranno competere con un popolo votato al lavoro ed al sacrificio ottemperando a tutte le leggi dello stato italiano?












