Nell’autunno del 2010 improvvisamente tra i media di tutto il mondo è rimbalzato il nome di Julian Assange. Classe 1971, giornalista ed hacker, è salito agli onori della cronaca per aver fondato un sito “Wikileaks”, sul quale annunciava la pubblicazione di una lunghissima serie di documenti “Top secret” trafugati alle agenzie di intelligence.
C’era una grande attesa; attesa seguita dalla solita delusione. Le notizie apparse sul sito avevano più il sapore del gossip che quello del segreto di stato!
Ieri poi è stato diffuso il “segreto di Pulcinella” che più mi ha fatto sorridere.
“Anche le associazioni imprenditoriali, i gruppi di cittadini e la Chiesa stanno dimostrando di mettere impegno nella lotta alla criminalità organizzata, lo stesso non si può dire dei politici italiani …”
“Il ponte sullo Stretto servirà a poco senza massicci investimenti in strade ed infrastrutture in Sicilia e Calabria … La maggior sfida allo sviluppo economico rimane la mafia, che potrebbe essere il principale beneficiario se il ponte di Messina, di cui si parla da secoli, venisse finalmente costruito”.
Il sedicente giornalista, in fuga dalle forze dell’ordine ed i servizi segreti di mezzo mondo sta rischiando la sua vita per una manciata di pettegolezzi e qualche affermazione retorica! Vale davvero ancora la pena di dare risalto ai suoi racconti?












