Più o meno 500.000 anni fa i Neanderthal anno condiviso con noi l’ultimo antenato comune. In quell'epoca remota due ragazzi, forse incuranti delle differenze fisiche, hanno condiviso la stessa area e, per una causa a noi ignota, hanno terminato la loro breve esistenza all'età di 8 anni. La terra ha celato i resti di quelle giovani vite fin a quando un archeologo ne ha disseppellito i miseri resti. Allora i raggi X di un potente acceleratore di particelle hanno rivelato che il piccolo Neanderthaliano era cresciuto assai più rapidamente del suo amico. Studi successivi hanno evidenziato che la crescita cerebrale era molto più veloce nei Neanderthal, ma, probabilmente a causa di cervelli assai voluminosi, era impossibile che tale crescita fosse completata. Le scatole craniche non lasciavano spazio ad ulteriori sviluppi.
Però forse ora possiamo aggiungere un tassello al puzzle della preistoria. Un professore di neurobiologia di Cambridge, Simon Laughlin, sostiene che il cervello umano ha oramai raggiunto i limiti dell’intelligenza. Milioni di anni di evoluzione hanno fatto in modo che non si possa andare oltre. In primis la miniaturizzazione delle cellule cerebrali sembra non poter proseguire, impedendo di fatto la crescita delle connessioni tra cellula e cellula; la scatola cranica è ormai colma! Inoltre il funzionamento del nostro meraviglioso cervello richiede un enorme consumo di energia, e l’energia aggiuntiva per un pur piccolo aumento di potere sarebbe insostenibile per l' organismo.
Possiamo ritenere che il nostro processo evolutivo finisca qui. Abbiamo un cervello ormai “troppo pieno” … Forse anche noi saremo costretti a sparire per sempre, magari mutati in un nuovo esperimento di Donau.












