Come le donne ben sanno, superata la trentina la vita diviene un susseguirsi di visite e controlli che servono a mantenere in buona salute il delicato “motore della femminilità”.
Uno dei tanti appuntamenti ricorrenti è quello del famigerato “pap test”, che costringe ad un prelievo istologico, in luoghi non propriamente accessibili, affinché si possa stabilire la buona salute di quell’organo che differenzia le donne dagli uomini.
Per anni dopo aver chiesto l’impegnativa al medico curante (per chissà quale motivo non ha valore la richiesta della ginecologa?) si andava allo sportello della ASL per poter prenotare, in una data tassativamente collimante con le regole imposte da Madre Natura, il famigerato test. Alla data prestabilita ci si recava in ospedale e, dopo una fila fantozziana per pagare il ticket, si aveva finalmente accesso al piccolo ambulatorio nel quale veniva effettuato il prelievo.
La prima volta che mi è accaduto la gentile impiegata mi ha informato che tale esame andava pagato solo una volta ogni due anni, per cui il prossimo controllo sarebbe stato gratuito.
L’anno successivo, esperita la solita trafila, mi sono recata dinanzi alla porta del famigerato ambulatorio ed ho atteso che mi chiamassero. La dottoressa, per mia fortuna estremamente cortese, mi ha subito chiesto la ricevuta rilasciata allo sportello “tickets”. Molto mortificata ho detto:
Mi è stato spiegato che ciò corrispondeva a verità, ma dovevo comunque farmi mettere un timbro sull’impegnativa.
A quel punto però sapevo tutto!
La mia organizzazione era praticamente perfetta. Sapendo che ogni anno ricorreva l’appuntamento per la “revisione” dalla ginecologa io con calma mi preparavo all’evento. Prima la telefonata alla segretaria della dottoressa per ottenere un appuntamento (tempo di attesa minimo giorni 60!), poi le impegnative del medico curante, i prelievi di sangue e … il pap test.
Con il passare degli anni avevo capito che era assolutamente inutile, anzi dannoso, alzarsi all’alba per trovarsi alla ASL all’ora di apertura. Una miriade di anziani, presumibilmente insonni, si era accaparrata i primi 50 o 60 numeri. Ovviamente non funzionavano mai tutti gli sportelli … tempo di attesa circa due ore. Un giorno, per puro caso, mi sono trovata a recarmi per la solita prenotazione intorno alle 10,30. Mi sembrò un miracolo. Nella sala prenotazioni non c’era neanche una persona.
Anche quest’anno è arrivato il momento della “revisione”. L’altro giorno, dopo aver preso un breve permesso dal lavoro mi sono recata alla ASL intorno alle 10,30. Come al solito la sala prenotazioni era semideserta. Arrivata allo sportello ho però scoperto che non era più lì che si facevano le prenotazioni. Ora il test non si faceva più all’ospedale, ma in un centro distaccato, tra l’altro parecchi fuori mano. Unica nota positiva il numero telefonico attraverso il quale effettuare le prenotazioni. Tornata in ufficio ho composto il numero … nessuna risposta! Dopo diversi squilli si attaccava un fax. Non ho perso le speranze.
“Dopo tutto l’impiegato può essersi allontanato per un caffè.” Ho pensato.
Trascorsa una mezz’oretta ho riprovato. Nessuna risposta.
Era passato da poco mezzogiorno quando alla fine una voce annoiata dall’altra parte della cornetta ha posto fine alla mia angoscia.
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<E perché?> mi ha risposto la voce di prima, stavolta leggermente seccata.
Sono rimasta parecchio perplessa dalla domanda, ma ho risposto:
<Sa, ho la visita ginecologica e la dottoressa vuole che le porti il test aggiornato …>
<Quando lo ha fatto l’ultima volta?> La domanda era perentoria, per fortuna conoscevo la risposta!
<Lo scorso anno> ho dichiarato con sicurezza.
A quel punto la voce ha assunto il tono di chi ripete sempre le medesime cose ad un bimbo un tantino ritardato:
A quel punto tutte le mie certezze si sono infrante.
<In realtà faccio il test ogni anno da vari anni. Tutte le volte, dopo la visita, la dottoressa mi ripete di tornare, in assenza di problemi, l’anno successivo portando le varie analisi di routine. Ora magari la chiamo al telefono e le chiedo conferma, poi la richiamo>.
La dottoressa è rimasta perplessa dalla risposta,
<E’ vero che adesso per le donne al di sotto dei ’50 il test si esegue ogni 3 anni gratuitamente, ma lo si fa a pagamento tutte le volte che occorre. E a lei occorre.>
Il giorno successivo mi sono preparata a far valere le mie ragioni. In un tempo ragionevole sono riuscita a prendere la linea. La solita impiegata mi ha quasi commiserato per la mia
Ho ottenuto il famoso appuntamento ed ho chiesto come raggiungere il presidio. Dopo avermelo spiegato l’impiegata, facendo quasi una pausa ad effetto, mi ha “minacciato”:
<Ovviamente deve venire prima per il pagamento>.
<Ovviamente>, le ho risposto, <A proposito, quanto tempo prima mi consiglia di arrivare?>
<Ma lei ha un appuntamento alle 8,30, non può fare tutto lo stesso giorno!>
<Allora per cortesia spostiamo di qualche ora l’appuntamento, così faccio un solo viaggio>.
<Ma non potrebbe mai fare un solo viaggio!> Mi ha detto.
<D’accordo, grazie ed a risentirci> ho detto.
Due particolari mancano per concludere la storia: vicino al presidio non ci sono uffici postali e … il costo del test è di circa 16.00 Euro!!
Naturalmente mi sono sottoposta al test, tra l’altro il giorno dell’appuntamento sono arrivata con circa mezz’ora di anticipo. Mi ha accolto un’assistente sociale che mi ha fatto accomodare in una saletta ed ha iniziato a farmi domande tendenziose sulla mia famiglia, mio marito, mio figlio … <Naturalmente>, ho pensato. <Ora il “pap test” lo fanno nello stesso edificio che ospita il “Consultorio”>. Ho tentato inutilmente di spiegare che io ero lì solamente per un test medico, sono stata interrogata per almeno venti minuti dalla solerte assistente, che ha complilato una scheda e me l’ha fatta sottoscrivere.
Non avrei mai pensato di dover dichiarare per iscritto che la mia famiglia è del tutto normale!
Successivamente mi sono informata del perché delle sfacelo di un servizio che rasentava l’eccellenza; la mia scoperta è a dir
Il Presidente della nostra regione (Abruzzo) ha scelto la mia provincia (Teramo) quale provincia pilota per lo "screening regionale per il cervico-carcinoma", ed ha destinato un edificio sperduto per eseguire i test. Nobile lo scopo, ma non potevano continuare ad usare il vecchio e caro Ospedale Civile tanto più facilmente raggiungibile e tanto più organizzato?
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